La pessima performance della Borsa di New York, che chiude il peggior trimestre dal 2022, fronte S&P 500 e fronte Nasdaq, caratterizza la transizione tra marzo e aprile, segnata dall’incertezza sui dazi che dovrebbero scattare domani, ma di cui nessuno conosce ancora i dettagli: non si sa neppure se saranno lineari e generalizzati, o specifici e differenziati; e sorprese non possono essere escluse.
Peter Navarro, un fautore dei dazi, consigliere economico di Donald Trump, sostiene che le tariffe sull’import frutteranno agli Stati Uniti 6 trilioni di dollari, senza però spiegare né come né perché. Invece, esperti sentiti dal Washington Post prevedono che i dazi significheranno maggiori costi per i consumatori statunitensi.
Politico contrappone alle sortite di Trump, che parla del 2 aprile come del ‘giorno della liberazione’ dell’America dall’invasione di prodotti stranieri, una battuta della presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde, secondo cui la guerra dei dazi, se ci sarà, dovrebbe segnare l’inizio “della marcia verso l’indipendenza” dell’Unione europea: “Un momento in cui possiamo decidere insieme di prendere il nostro destino nelle nostre mani”.
In tema di rapporti tra europei e americani, il New York Times, con il titolo “Mentre s’inaspriscono le tensioni fra Trump e l’Europa, Meloni è presa nel mezzo”, dedicava ieri un’analisi alle relazioni tra la premier italiana Giorgia Meloni e il presidente Trump: un rapporto che “sembra buono”, anche se “non è stata ancora annunciata una visita alla Casa Bianca”. Il quotidiano ricostruiva le mosse di Meloni tra Washington e Bruxelles. domandandosi “quanto a lungo possa riuscire a mantenersi in equilibrio”.
Trump: sondaggi, punti di forza e punti di debolezza; ipotesi terzo mandato
Un sondaggio per conto della Ap evidenzia punti forti e punti deboli dell’Amministrazione Trump nel giudizio degli elettori, a dieci settimane dall’insediamento alla Casa Bianca: il 50% condivide l’approccio ‘muscolare’ all’immigrazione irregolare, anche se su questo fronte i risultati sono stati finora inferiori alle attese; mentre solo il 40% dà una valutazione positiva della gestione dell’economia e delle decisioni sui dazi.
Un sondaggio della Reuters, lo scorso weekend, faceva emergere ampie preoccupazioni sul rispetto dello stato di diritto, che però non si traducono, da parte degli elettori di Trump, in disapprovazione del suo operato. Il Washington Post, in proposito, si chiede se gli Stati Uniti non stiano vivendo “una crisi istituzionale”.
Trump: terzo mandato, da scherzo a ipotesi
Rientra nel dibattito l’insistenza provocatoria con cui Trump evoca l’ipotesi di un terzo mandato, nonostante questa possibilità sia esplicitamente esclusa da un emendamento della Costituzione: lo aveva finora fatto in tono scherzoso, è stato più assertivo nell’intervista telefonica concessa alla Nbc nel fine settimana, quando ha esplicitamente detto di “non stare scherzando”.
La Cnn cita il contenuto del 22° emendamento: “Nessuno sarà eletto presidente più di due volte”. Trump, nell’intervista alla Nbc, dice che “molti gli chiedono di candidarsi ancora”, aggiungendo che ci sono “molti modi per farlo”. Un deputato repubblicano del Tennessee, Andy Ogles, ha già presentato una proposta di modifica del testo del 22° emendamento, che autorizza un presidente che abbia fatto due mandati non consecutivi a candidarsi per un terzo.
Per cambiare la Costituzione, sia pure un emendamento, ci vogliono maggioranze dei due terzi sia alla Camera che al Senato e la ratifica da parte dei tre quarti degli Stati, cioè 38 su 50. Nessuna di queste condizioni pare realizzabile nell’attuale assetto del Congresso e degli Stati.
Trump: elezioni e processi
Oggi è giornata di elezioni e – come avviene praticamente tutti i giorni – di procedimenti giudiziari contro provvedimenti dell’Amministrazione Trump. Si vota in Florida, per due seggi repubblicani rimasti vacanti alla Camera, e nel Wisconsin, per un giudice supremo statale – una competizione che ha attirato un’attenzione apparentemente spropositata da parte di Elon Musk e di George Soros: il New York Times ci aiuta a capirne il perché -.
Proseguono, invece, ricorsi e appelli innescati dalle decisioni del Trump 2, contestate in giudizio perché contrarie alla legge e/o alla Costituzione. Le mosse del Dipartimento per l’efficienza dell’Amministrazione pubblica, retto da Musk, sono ispirate dal principio di affidare ai privati la gestione dei servizi pubblici nella misura più ampia possibile.
Uno dei temi di maggiore frizione fra esecutivo e giudiziario è l’immigrazione: un giudice federale è ieri intervenuto sulla decisione del Dipartimento per la Sicurezza interna di togliere, dal 7 aprile, la protezione concessa loro dall’Amministrazione Biden a circa 350 mila emigrati venezuelani, esponendoli alla deportazione. È probabile che l’Amministrazione contesti in appello il blocco.
