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Cercasi un senso per la seconda metà della legislatura

24
Marzo 2025
Di Daniele Capezzone

Ne ho scritto qui alcuni mesi fa, manifestando l’impressione – personalissima e minoritaria – che l’attuale legislatura non avesse granché da dire. Da allora a oggi, la sensazione non è cambiata. 

Sul versante dell’opposizione, non ha fatto passi avanti né un minimo di elaborazione programmatica credibile né la costruzione di una coalizione. La sensazione è che tutti – più o meno efficacemente – siano impegnati in posizionamenti di natura tattica, riservandosi di “stringere” solo a un semestre dal voto politico. E allora – da quella parte – avvicinare la scadenza potrebbe solo evitare perdite di tempo. 

E sul lato del governo? Le cose sono in parte diverse. Giorgia Meloni si è conquistata con pieno merito un protagonismo assoluto in Italia e all’estero. Matteo Salvini, nonostante mille ostacoli (e una indegna campagna mediatica e giudiziaria di cui è stato oggetto) è saldamente alla guida del suo partito. E anche Forza Italia, stando ai sondaggi, c’è. 

Quello che non c’è è un’azione riformatrice robusta da parte del governo. L’esecutivo non commette errori, gestisce benissimo i conti pubblici, si muove nella direzione giusta, ma lo fa a velocità non abbastanza sostenuta. Vale per le tasse, per la sicurezza, e per diverse altre partite decisive. 

Ora, poiché realisticamente il centrodestra stravincerebbe, non varrebbe la pena di rinnovare l’investitura popolare, registrare assetti e organigrammi, e ripartire post-voto con un governo “Meloni 2” ancora più forte? La partita internazionale richiede squadre al massimo delle prestazioni possibili. 

Quasi certamente (anzi: possiamo togliere il quasi) tutto questo non accadrà, anche perché le Camere le scioglie il Quirinale, non altri. Ma i leader farebbero bene a pensarci.