Politica

Missioni internazionali: parlano Crosetto e Tajani

01
Aprile 2025
Di Ilaria Donatio

L’interesse a costruire una Difesa comune, il ruolo della Nato, unico alleato che ci garantisce capacità di difesa e deterrenza. E poi: no a missioni militari in Ucraina senza Onu, il lavoro per una pace giusta e duratura in Ucraina e garantire la sicurezza dopo la pace, infine, la missione Aspides. Tanti i punti toccati dal ministro della Difesa, Guido Crosetto e dal titolare degli Esteri, Antonio Tajani, nelle comunicazioni sulle missioni internazionali davanti alle Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato.

Crosetto: nostro interesse è costruire la Difesa
“In questi giorni si sente spesso parlare di riarmo. L’interesse dell’Italia non è quello di perseguire il riarmo, ma il nostro interesse è quello di costruire la Difesa”. Così il ministro della Difesa, Guido Crosetto che ha spiegato come il nostro interesse sia “dare a questo Paese uno strumento di difesa efficiente e in grado di assolvere i compiti che le leggi e la Costituzione danno alla difesa di un Paese – aggiunge -. Oggi la mancanza di investimenti, che dopo la caduta del muro di Berlino sono scesi drasticamente perché nessuno pensava fossero necessari, richiede un’accelerazione degli investimenti sia dal punto di vista del personale così come la formazione e gli investimenti in difesa”.

In Ucraina garantire pace giusta e duratura
E sull’Ucraina dice: “Nonostante gli sforzi diplomatici i bombardamenti continuano. Negli ultimi mesi gli attacchi russi hanno registrato un incremento di intensità e portata. La Russia pare ancora intenzionata a guadagnare territori. La guerra è tutt’altro che conclusa”.

Crosetto poi sottolinea che “le soluzioni per porre fine a questo disastro non sono semplici, malgrado gli sforzi diffusi per portare tutti gli attori a produrre quanto prima avvicinamenti a un tavolo negoziale . L’Ucraina sta lottando per tornare a una vita normale e sicura e per avere una pace giusta e duratura”. Poi il ministro aggiunge che “la Russia riesce a mantenere questo sforzo grazie a un’economia di guerra, spendendo il 40% del proprio budget a tale fine e produce molte più armi di 3 anni fa”. “Il tempo e i morti non sono mai stati per la Russia un fattore scoraggiante – afferma Crosetto -. L’aggressione, dunque, sembra non conoscere limiti e la Russia continua a riarmarsi, a reclutare civili puntando a raggiungere oltre un milione di soldati. Noi non veniamo meno all’impegno assunto sostenendo l’Ucraina, affiancato da una decisa azione diplomatica”. 

“Non ho mai parlato di vittoria”, chiarisce Crosetto, “non ho mai pensato che l’Ucraina potesse sconfiggere la Russia ma ho sempre pensato che potesse difendere se stessa ed è il motivo per cui l’abbiamo aiutata”. 

Ancora: “Solo un pazzo poteva pensare a una sconfitta militare – ha sottolineato -. Quella della Russia è una sconfitta politica perché pensava di vincere la guerra in tre giorni, invece dopo oltre mille giorni è ancora lì e dovrà sedersi a un tavolo di tregua”. 

Il ruolo della Nato
E sulla Nato: “Non ci chiede solo un numero, ci chiede capacità. Se domani non ci fossero gli americani perderemmo oltre 60-70% di capacità della difesa e il 100% di deterrenza, ha ragione Tajani”: così il ministro della Difesa che rimarca come “ad oggi l’unico alleato che ci garantisce capacità di difesa e deterrenza è la Nato che ci chiede degli obblighi”.

“Il nostro obiettivo è sempre stato quello, parallelamente agli aiuti, di lavorare per una pace giusta e duratura: non siamo al tavolo perché Putin non vuole nulla che non siano in questo momento gli Stati Uniti e forse l’Ucraina – ha detto Crosetto -. Non ci siamo noi, e non c’è nessun Paese europeo, ma questo non ci impedisce di lavorare. Abbiamo incontrato il vicesegretario Onu la settimana scorsa e ci stiamo impegnando perché l’Onu riassuma quel compito che deve avere ed è l’unico che può preservarci nei conflitti internazionali”.

Quanto alla missione in Niger, dice: “In Niger abbiamo scelto di rimanere perché riteniamo di svolgere un ruolo fondamentale in quest’area: senza di noi non ci sarebbe alcun altro Paese occidentale, si sarebbe lasciato campo libero a Russia e Cina: abbiamo voluto mantenere una presenza occidentale” ha proseguito. Il ministro ha spiegato che “se si sovrappongono le cartine, la presenza di Russia e Cina in Africa copre l’intero continente. I russi hanno puntato sulla presenza militare per la sicurezza, i cinesi puntano sulla cooperazione economica attraverso la realizzazione di infrastrutture, legando molto i Paesi a sé con il debito”.

Tajani, contrari a missioni militari in Ucraina senza Onu
“Ho sostenuto il lavoro del presidente del Consiglio che ha dato parere positivo alle proposte dell’Unione Europea, che poi si dovranno concretizzare – siamo ancora in una fase iniziale – ma che l’Europa debba organizzarsi per garantire la propria sicurezza questo è inevitabile, sono fatti oggettivi”. Così, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, durante l’audizione davanti alle Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato sulle missioni internazionali. “Nessuno vuole guerra, nessuno vuole fare la corsa al riarmo”, ha proseguito Tajani, sottolineando che “ci sono state paginate di giornali per un drone russo che è passato sopra il territorio della Lombardia, figuriamoci se dovessero esserci altre cose”.

Contrari a missioni militari in Ucraina senza Onu 
“L’Italia non è disponibile a inviare truppe combattenti in Ucraina senza una chiara posizione delle Nazioni Unite. Noi siamo contrari a missioni militari” e “finché non si arriva alla pace non si può dire niente, per quello è prematuro”. Il ministro degli Esteri definisce quella in Ucraina,  “un’operazione colossale che non può che essere quella delle Nazioni Unite, perché inviare 10.000 soldati non serve assolutamente a nulla, perché la frontiera è talmente lunga che è impossibile avere una zona cuscinetto composta da poche migliaia di soldati. Noi siamo realisti e questo abbiamo detto”, ha sottolineato. 

Alleati valuteranno proposta Art.5 bis Nato per Kiev
“Sull’Ucraina, mi pare che dalla riunione di Parigi e da quella di Londra è stato già dato vita a una serie di gruppi di operativi di lavoro che dovrebbero studiare e valutare le diverse opportunità, compresa quella dell’articolo 5 della Nato” bis proposto dall’Italia per la sicurezza di Kiev. “E’ una proposta che è stata fatta e che gli altri dovranno valutare. Quindi siamo ancora nella fase delle proposte politiche, non delle proposte operative”. Poi Tajani ha aggiunto: “Finita la guerra, raggiunta la tregua pace, come garantire nel modo migliore la sicurezza dell’Ucraina? Visto che si procederà con l’adesione verso l’Unione europea e sarà molto più complicata l’adesione dell’Ucraina alla Nato, per garantire la sicurezza dell’Ucraina bisognerà – la nostra proposta è questa – studiare una formula che sia simile a quella prevista dall’articolo 5 del trattato della Nato”. L’idea è di “un intervento che può essere della Nato, o di alcuni Paesi e serve anche la presenza americana, ovviamente”, ha sottolineato. 

La missione Aspides
“Siamo assolutamente convinti che la missione Aspides rappresenti una straordinaria opportunità per difendere i nostri traffici mercantili ed è una prima tappa verso la difesa europea”, ha detto Tajani che affronta anche la questione di Taiwan: “La posizione del governo italiano è sempre stata quella della One China policy, ma di difesa dello status quo. Lo abbiamo ribadito anche nell’ultimo documento del G7 Esteri che si è riunito in Canada, dove abbiamo manifestato preoccupazioni per una politica nell’Indopacifico più aggressiva da parte della Cina, con delle pressioni non soltanto verso Taiwan. Noi notiamo anche con preoccupazione ciò che fa la Corea del Nord nei confronti del Giappone con il lancio di missili”. Si tratta, ha concluso, di “un’area dove si è deciso di essere più presenti e non è un caso che la nostra Marina abbia effettuato una serie di missioni, dalla presenza della nave portaerei Cavour al Vespucci”.

Reazione di Israele era sproporzionata
A Gaza e Cisgiordania “la situazione è sempre molto complicata. Accadono cose che noi non vorremmo che accadano” e “abbiamo sempre detto che la reazione di Israele non era proporzionata. Abbiamo manifestato tutti i nostri dubbi, più di una volta. Ma qua non si tratta di stare a favore o contro Netanyahu. Qua si tratta di garantire la libertà del popolo palestinese, garantire l’incolumità delle della popolazione civile. Noi abbiamo fatto molto, ricordo che siamo l’unico Paese che ha organizzato una missione di sostegno vero con Food for Gaza”. Quindi “siamo con la coscienza assolutamente a posto. Non sono le dichiarazioni che contano, ma sono i fatti”. 

Infine, “Hamas ha la responsabilità politica di ciò che è accaduto e di ciò che sta accadendo, perché se non ci fosse stato il 7 ottobre non sarebbe successo nulla di ciò che è accaduto, fermo restando che abbiamo sempre preso le distanze da reazioni sproporzionate e siamo stati i primi ad aiutare la popolazione civile palestinese. Ma un conto è la popolazione civile palestinese, un conto è un’organizzazione terroristica qual è quella di Hamas” che “deve stare fuori dalla Palestina”, ha sottolineato.