Innovazione
Non c’è IA senza software
Di Pierfrancesco Angeleri
(Articolo pubblicato su L’Economista, inserto economico de Il Riformista)
L’Intelligenza Artificiale rappresenta una delle tecnologie più rivoluzionarie degli ultimi anni, e la sua applicazione pratica dipende da tre fattori fondamentali: hardware, dati e software. I microprocessori ci forniscono la potenza di calcolo, i dati alimentano gli algoritmi, ma è il software che integra questi elementi e li trasforma in soluzioni concrete. Senza il software, l’IA rimarrebbe un concetto astratto e privo di applicazioni operative.
Il software svolge infatti un ruolo cruciale in particolare per lo sviluppo, la gestione, l’integrazione dei dati. Per questo investire nella filiera del software significa costruire un’infrastruttura solida che permetta a imprese, PA e cittadini di coglierne a pieno le straordinarie opportunità.
Come dimostrano i risultati finali di una ricerca su Intelligenza Artificiale e software gestionali, realizzata in collaborazione con SDA Bocconi School of Management, che abbiamo presentato il 17 marzo, il software gestionale è il pilastro fondamentale che permette di gestire la complessità dell’IA e integrarla all’interno di aziende e PA. In particolare, negli ultimi mesi abbiamo registrato un significativo cambiamento: molte aziende hanno finalmente compreso l’importanza dell’IA e hanno avviato progetti per integrare questa tecnologia nei propri processi aziendali, investendo in software.
In questo scenario, comprendere il ruolo del software nello sviluppo dell’IA nel nostro Paese è essenziale per valutare il suo valore economico e il suo potenziale di crescita. Parliamo di una filiera che in Italia conta già moltissime imprese, soprattutto startup e PMI, che impiegano oltre 300 mila dipendenti generando un fatturato annuo di quasi 63 miliardi di euro.
A questi numeri si contrappone, tuttavia, il livello ancora molto basso di adozione di software gestionali integrati da parte delle nostre aziende, di poco superiore al 30%. Percentuale che si riduce ulteriormente se si considerano anche le microimprese. Per consentire a queste aziende di sfruttare a pieno i benefici dell’IA è quindi fondamentale stimolare l’adozione del software con nuovi incentivi: da questo punto di vista, il Piano Transizione 5.0 rappresenta solo un primo – seppur timido – passo, che auspichiamo venga affiancato da ulteriori misure strutturali.
Ma lo stimolo alla domanda è solo uno dei pilastri su cui puntare: parallelamente, è fondamentale mettere in campo un grande programma di investimenti a sostegno delle aziende tech, attraverso politiche mirate di sgravi contributivi e previdenziali capaci di attirare anche capitali esteri, con nuovo friend-shoring finalizzato a favorire la nascita di hub del software in particolare nelle Regioni del Mezzogiorno. Tutto ciò deve essere accompagnato dalla diffusione delle competenze digitali tra la popolazione, sostenendo attività formative mirate fin dalla scuola primaria e secondaria e stimolando una maggiore integrazione tra mondo delle imprese ed enti di formazione per favorire l’ingresso dei giovani nelle aziende.
Solo così sarà possibile vincere la sfida dell’IA e imprimere una spinta tecnologica al Sistema-Paese. La nostra convinzione è che solo puntando sullo sviluppo di applicazioni software e IA nazionali, sostenendo in particolare le idee di studenti e giovani imprenditori, l’Italia riuscirà a diventare l’hub europeo delle applicazioni software per l’IA.
*Pierfrancesco Angeleri è presidente Assosoftware
